sabato 17 febbraio 2018

Il filo nascosto [aka Phantom Thread] ( Paul Thomas Anderson , 2017 )




Phantom Thread (2017) on IMDb
Giudizio: 6/10

Siamo nella Londra degli anni 50 ormai uscita dai drammi della guerra, la grande borghesia e la nobiltà che si appoggia alle tradizioni della corona, stanno riprendendo in mano le sorti del paese; Reynolds Woodcock è un rinomato stilista che influenza la moda del paese , un personaggio che sta a metà tra la figura iconica della moda e l’artista, coadiuvato dalla sorella-socia-consigliera Cyril.
L’ultimo lavoro di Paul Thomas Anderson (ovviamente pluricandidato agli Oscar) è incentrato proprio su questo personaggio, attraverso la costruzione di un profilo che indubbiamente è molto ben strutturato: Reynolds è il classico genialoide altezzoso, fortificato nelle sue manie ossessive, nella sua routine incrollabile, legatissimo al suo lavoro che affronta veramente come se fosse un artista, e come tutti gli artisti è profondamente inquieto nel suo animo nel ricordo della madre morta , nel legame quasi morboso con la sorella-socia e nell’ideale di una arte di vestire che deve essere anzitutto il completamento e l’arricchimento della grazia e dello spessore di chi indossa le sue creazioni.


Poi Reynolds, quasi come fosse colpito da un fulmine, incontra in una ristorante di provincia una cameriera, Alma, che nell’arco di brevissimo tempo diventa la sua modella, la sua ispirazione ed infine la sua amante; un incontro che sembra avere un effetto deflagrante sullo stilista almeno fino a quando, una volta che la ragazza si è trasferita a vivere da lui, il contrasto tra l’alterigia quasi regale dell’uomo e la semplicità della donna entrano inevitabilmente in contrasto.
Alma da parte sua ama Reynolds di un amore totalizzante, nonostante affronti la differenze che li dividono con grande coraggio e forza d’animo.
Fino a qui il film di Anderson ha il suo valore indiscusso: ricostruzione d’epoca molto accurata ed elegante, sguardo fortemente sarcastico sulla grande borghesia che pensa sia sufficiente indossare un abito firmato da un artista per essere elegante, costruzione dei due personaggi principali profonda al punto giusto, descrizione equilibrata di un rapporto amoroso sbilanciato, sempre in bilico tra dipendenza e sopraffazione.

venerdì 9 febbraio 2018

La forma dell'acqua [aka The Shape of Water] ( Guillermo del Toro , 2017 )




The Shape of Water (2017) on IMDb
Giudizio: 4.5/10

Lei (la bella) è una giovane donna solitaria, mite, muta dall'infanzia in seguito ad un grave incidente, lavora come donna delle pulizie in un centro governativo dove si eseguono esperimenti, vive in una vecchia casa sopra un cinema di quelli che esistevano una volta prendendosi cura anche del suo vicino, un pittore in decadenza ammaliato dai vecchi musical e dal cinema degli anni 40-50; lui ( la bestia) è un mostro acquatico antropomorfo che gli americani hanno catturato in Brasile e che intendono utilizzare per condurre esperimenti nel centro dove lavora la bella a Baltimora.
Non sembri uno scherzo, ma La forma dell'acqua di Guillermo del Toro, premiato a Venezia col Leone d'Oro ( tranquilli, Aronofski e McDonagh, al Lido succede anche questo...) e prossimo annunciato trionfatore della notte degli Oscar ( non si accettano scommesse), altro non è che una rielaborazione, piuttosto stantia per altro, de La Bella e la Bestia, con le medesime tematiche pseudosociali e antropologiche  costruite ad arte per un pubblico adulto in cerca di smancerie romantiche.


La bella e la bestia si incontrano nei sotterranei del laboratorio dove l'anfibio viene sottoposto a turpi esperimenti che dovrebbero non si sa come e perchè riportare gli americani in vantaggio sui russi nella corsa allo spazio: siamo negli anni 60 , Laika è appena stata lanciata nello spazio e Gagarin lo sarà tra poco e gli americani con l'anfibione stanno cercando di capire come utilizzarlo.
La bella decide di salvarlo quando capisce che presto sarà ucciso (anche questo non si capisce perchè) e mette in atto una operazione, in combutta col vicino di casa , una collega e uno scienziato doppiogiochista che neanche il Mossad ed il KGB insieme sarebbero riusciti a compiere e si porta la bestia a casa, dentro la vasca da bagno.
Ormai è amore senza limiti, fluido come l'acqua che tutto avvolge e sommerge, compresa la casa della donna ed il cinema sottostante, immerso in una colonna sonora stucchevole e ruffiana.

giovedì 8 febbraio 2018

The Net ( Kim Kiduk , 2016 )




The Net (2016) on IMDb
Giudizio: 6.5/10

Nam Chulwoo è un pescatore che vive in Corea del Nord al confine con quella del Sud, la sua vita è tutta dedicata alla pesca unica fonte di sopravvivenza della sua famiglia composta da una moglie e una figlioletta. 
Una mattina come tante Nam sale sulla barca si allontana dalla riva, qualcosa, la rete che deve tirare su dall'acqua ,si impiglia nel motore che si blocca  e la barca alla deriva entra nelle acque territoriali della Corea del Sud.
Qui viene subito preso sotto sorveglianza dalla polizia che si occupa dello spionaggio: a Seoul chiunque venga dal nord è una potenziale spia comunista, motto rimasto immutato negli anni che hanno seguito la divisione del paese, alimentato dall'ossessione anticomunista che ha sempre contraddistinto le autorità sud coreane.


L'angelo custode di Nam è un giovane agente, Oh Jinwoo, incaricato della sua sicurezza e da subito convinto di trovarsi di fronte un povero diavolo e non una spia, nonostante l'ispettore che conduce le indagini la pensi diversamente e non si faccia problemi ad usare i metodi duri e spiccioli per estorcere una confessione.
Nam è fedele al suo paese e alla sua ideologia, pensa solo al bene della famiglia e rifiuta, come un ragazzino capriccioso, di tenere gli occhi aperti per vedere Seoul, il simbolo capitalista della ricca e corrotta Corea del Sud.
Non cavando nulla dal buco la polizia decide di liberarlo e di lasciarlo allo sbando per le strade della caotica capitale sperando che l'uomo possa condurli al covo di spie.
Quando il caso diventa di dominio pubblico con l'intervento delle televisioni , i coreani del sud non possono trattenere oltre l'uomo e lo liberano restituendogli la barca riparata; rientrato i patria ed accolto come un piccolo eroe , l'uomo però deve subire i pressanti interrogatori della polizia nord coreana che utilizza metodi non troppo differenti da quella dei sudisti.
La purezza dell'ideologia e la sua ferma dichiarazione di lealtà non servirà a Nam a dimostrare la sua mancata corruzione capitalistica: le ideologie sono la vera rete (quella del titolo) che impedisce il superamento delle barriere.

mercoledì 7 febbraio 2018

Dunkirk ( Christopher Nolan , 2017 )




Dunkirk (2017) on IMDb
Giudizio: 7.5/10

Tra la fine di maggio e l'inizio di giugno del 1940, quando le sorti della guerra sembravano inesorabilmente pendere verso la vittoria della Germania nazista, si svolse quella che ancora oggi è considerata una delle operazioni militari più stupefacenti: l'evacuazione dell'esercito britannico dalle spiagge di Dunkerque al nord della Francia , ai confini col Belgio, dove l'esercito era ormai intrappolato tra il nemico che aveva pieno possesso dell'entroterra e il mare.
In una settimana circa furono evacuati più di 300 mila militari in rotta e rimpatriati, evento che giocò un ruolo fondamentale nella guerra perchè permise al Regno Unito di potere riutilizzare gli uomini su altri fronti in attesa dell'entrata in guerra di USA e URSS.


Intorno a questa settimana per tanti versi straordinaria Nolan imbastisce il suo racconto bellico con la prospettiva quasi ossessiva che gli è propria che si concentra intorno al Tempo: le due ore del film ci raccontano le dinamiche dell'operazione di evacuazione attraverso la guerra vista dal mare , dall'aria e da terra, tre momenti che relativizzano il tempo : una settimana per gli eventi di terra con i soldati ammassati sulla spiaggia a poche miglia dalla costa britannica che si intravede in lontananza, un giorno per le operazioni di mare attraverso il racconto a bordo di una imbarcazione civile , tra le tante requisite per aiutare la marina nell'evacuazione, un'ora per i piloti della RAF impegnati a difendere la ritirata.
In questa scelta,  pur non raggiungendo la cervellotica seppur affascinante visione di Interstellar e di Inception,  Nolan affronta il tema a lui più caro, quello del rapporto con lo scorrere del tempo, la sua relativizzazione che diventa prospettiva degli eventi.
Nonostante le scene di guerra ci siano e appiano ben costruite grazie anche a trovate tecnologiche nonchè al ricorso di imbarcazioni e aerei d'epoca, l'attenzione del regista si posa soprattutto sul senso di un evento che nasce come una disfatta e che diventa poi un trionfo, l'elegia della sconfitta e della ritirata  in nome di un nazionalismo popolare; una delle scene finali, quella in cui i reduci finalmente tornati in patria vengono accolti in stazione come eroi, quando invece temevano di essere trattati come codardi sconfitti è di certo la più emblematica del film e della tematica che Nolan ha voluto più sviluppare.

lunedì 5 febbraio 2018

The Florida Project ( Sean Baker , 2017 )




The Florida Project (2017) on IMDb
Giudizio: 7.5/10

Film incentrato su ragazzini urlanti e fastidiosi? Racconto di disagio sociale? Sguardo autoriale da regista radical chic salottiero che osserva tra il divertito e l'altezzoso? Ce ne è abbastanza per farsi venire la voglia di voltare pagina e passare oltre. E invece no, perchè il regista di questo lavoro "colorato" è quel Sean Baker, autore autenticamente indie tra i più apprezzati, che un paio di anni fa ci sorprese in maniera definitiva col suo Tangerine, l'antitesi completa al cinepanettone, in cui narrava la storia di due transessuali di Los Angeles nei giorni a ridosso delle festività natalizie.
Siamo ad Orlando in Florida, la città che vive intorno alla più grande macchina da soldi della società americana, il Walt Disney World Resort, la fabbrica dei sogni e delle illusioni verso cui ogni anno milioni di aspiranti sognatori convergono da ogni angolo del pianeta.
A ridosso della Mecca del divertimento vive una periferia che nonostante i colori sgargianti, gli assurdi motel e residence che rimandano al paradiso disneyano è animata da una schiera di losers e di emarginati che faticano a mettere su i soldi per pagare l'affitto.


In questo purgatorio a due passi dal paradiso e altrettanti dall'inferno Baker ci racconta la storia di alcuni ragazzini che hanno fatto dei motel dai nomi magici e roboanti che servono a nascondere il loro squallore il loro personale parco giochi: atti da teppistelli, scherzi da prete, gesti che nascondono una irrefrenabile voglia distruttiva , voyeurismo infantile e una spigliatezza tipica di chi sin da piccolo deve imparare a cavarsela da solo.
Padri assenti, probabilmente sconosciuti, madri che sgobbano o che sbarcano il lunario tra una bevuta , una canna e una marchetta per tirare su il necessario per pagare l'affitto e i ragazzini che imperversano, vivendo con grande disinvoltura e felicità la loro estate; tutto intorno l' eco della Mecca, la vita difficile, case colorate , grottesche costruzioni che scimmiottano i castelli, quasi lo specchio , stavolta reale, di un mondo che vive dietro l'angolo e che pulsa di fantasia e di sogni.

sabato 3 febbraio 2018

The Post ( Steven Spielberg , 2017 )




The Post (2017) on IMDb
Giudizio: 7.5/10

Nel 1971 con l’esplosione del caso legato alla diffusione dei Pentagon Papers da parte del New York Time prima e del Washington Post poi l’Amministrazione Nixon fu costretta a fare i conti con una opinione pubblica mondiale sempre più ostile, prima di capitolare in maniera vergognosa con il caso Watergate che portò alle dimissioni del Presidente degli Stati Uniti d’America nel 1974.
Su questi eventi si basa il racconto contenuto nel nuovo film di Steven Spielberg, autore che pur tra mille divagazioni da anni , con regolarità quasi ossessiva, sceglie di indagare eventi, situazioni e personaggi che hanno scritto la storia del Paese e del mondo intero: un confronto con una Storia ormai scritta, ma pur sempre portatrice di riflessioni importanti anche sul presente.
The Post si apre con un breve prologo nelle foreste del Vietnam, dove l’esercito americano è impantanato ormai da anni nel tentativo di vincere una guerra che non avrebbe mai vinto; giornalisti di guerra di vecchio stampo ed analisti seguono le sorti della guerra e tra le alte cariche dello stato serpeggia il dubbio che tutti avevano, l’impossibilità di uscire con onore da una guerra che stava causando perdite umane ingentissime e scatenata per la paranoica convinzione americana di far fronte al comunismo nell’area dell’estremo oriente; in varie maniere e con sfumature diverse ogni amministrazione, democratica o repubblicana, succedutasi durante l’arco temporale della guerra aveva cercato di nasconderne la reale portata .


Quando nel 1971 un analista del Pentagono, convinto avversario della guerra e soprattutto sdegnato per la coltre di nebbia con cui l’amministrazione descriveva alla opinione pubblica l’andamento della stessa decise di trafugare dal Pentagono una parte dello sterminato dossier Mc Namara che conteneva piani e progetti bellici e politici, il New York Times decise di pubblicarlo scatenando le ire di Nixon e del suo governo che portò di fatto ad un tentativo di imbavagliare la libera stampa.
Il Washington Post, a quel tempo ancora un giornale dalle dimensioni e dalla autorevolezza nettamente inferiore rispetto a quello di New York, riuscì a sua volta a raggiungere la fonte delle informazioni segrete e decise di pubblicarle, sfidando non solo Nixon ma anche la legge.

venerdì 2 febbraio 2018

Where Has The Time Gone ? ( Walter Salles,Alexey Fedorchenko,Madhur Bhandarkar,Jahmil X.T. Quebeka,Jia Zhangke , 2017 )




Where Has the Time Gone? (2017) on IMDb
Giudizio: 7/10

Nel 2010 i leader dei quattro paesi ad economia maggiormente emergente si riunirono in una associazione prettamente economica che l’anno dopo fu allargata ad un quinto paese: nacque così il BRICS , acronimo delle che prende origine dalle iniziali dei 5 paesi (Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa); per ampliare l’unione oltre i confini economici e commerciali qualche anno fa il gruppo ha intrapreso anche iniziative culturali che favorissero lo scambio tra i paesi; da quest’anno anche il Cinema entra a fare parte del BRICS: per il prossimo lustro, un lavoro ogni anno , diretto da registi dei paesi membri verrà prodotto per presentare un confronto tra le cinematografie.
Architetto della prima opera , in veste di produttore e di padrone di casa visto che il film è stato presentato nel Festival di Pingyao, da lui creato, Jia Zhangke, uno dei maggiori cineasti viventi.
Nasce così Where Has The Time Gone ?, opera corale nella quale cinque registi dei paesi aderenti al BRICS hanno diretto un mediometraggio di circa 20 minuti ciascuno: da come lascia chiaramente intendere il titolo il soggetto della pellicola è il Tempo e il rapporto che le esistenze umane degli abitanti in quei paesi percorsi da tumultuosi cambiamenti hanno con esso.


When the Earth Trembles del brasiliano Walter Salles prende spunto da una tragedia che colpi un piccolo villaggio nello stato del Minas Gerais, quando nel 2015 una valanga di fango originatasi da un invaso di proprietà di una miniera, spazzò via ogni cosa causando morte e distruzione. Il Tempo qui è il passare dei giorni in attesa che il padre del giovane protagonista ricompaia essendo ufficialmente disperso. Seguiamo i soccorsi, le sistemazioni d’emergenza, poi la ricerca di qualche brandello di quelle che furono le proprie cose, il tentativo di voltare pagina; ma per il piccolo protagonista l’attesa del ritorno del padre diventa un presente che lentamente , ma inesorabilmente diventa passato.
Breathing del regista russo Alexey Fedorchenko si svolge in un paesaggio che sembra più appartenere ad un fantasy; distese di ghiaccio e neve , alberi imponenti, un treno che sembra un giocattolo e una giovane coppia dove la gelosia del marito ubriacone che sospetta un tradimento della moglie col macchinista di quel treno porta ad una esplosione di violenza durante la quale l’uomo rimane gravemente ferito e incapace di respirare da solo; la moglie , utilizzando una fisarmonica che il marito in un atto di violenza aveva rotto, riesce a tenerlo in vita , costruendo un rudimentale respiratore meccanico: lei che muove la fisarmonica come un mantice, lui che respira solo grazie all’aria insufflata, il tempo che passa nell’attesa dei soccorsi, e la vita dell’uomo nelle mani della donna che con quel grottesco respiratore che emana un suono greve e melanconico decide il tempo della vita e quello della morte.

lunedì 29 gennaio 2018

The Day After ( Hong Sangsoo , 2017 )




The Day After (2017) on IMDb
Giudizio: 7.5/10

L'ennesimo capitolo del trattato cinematografico sui rapporti e le relazioni umane di Hong Sangsoo, mai prolifico come questi ultimi due anni, è un elegante lavoro in bianco e nero improntato al consueto minimalismo stilistico: The Day After è lavoro che riporta al passato, non solo per la scelta di un bianco e nero molto "televisivo" ma anche per il profilo dei suoi protagonisti, un perenne movimento circolare che sembra riportarci ogni volta al punto di partenza ma che nelle pieghe mostra sempre qualche aspetto distintivo e nuovo che arricchisce la carrellata di personaggi, situazioni e tematiche tanto cari al regista coreano.
Bongwan è il proprietario di una piccola ma ambiziosa casa editoriale, ha un affaire con la giovane segretaria che la moglie in un incalzante interrogatorio mattutino, seguendo un istinto tipicamente femminile, porta allo scoperto; quello che la moglie non sa è che la tresca è bella e finita e Bongwan è macerato dai ricordi e dalla mancanza della sua giovane amante che lo ha mollato al culmine della consueta scena madre consumata nel solito ristorante davanti alle solite bottiglie di soju scolato.


Dopo qualche giorno, essendo la ragazza sparita nel nulla, decide di assumere una nuova segretaria, Areum, un gentile fanciulla, amante della scrittura e delle lettere, appena uscita dall'università; naturalmente l'uomo mostra da subito un certo interesse per la ragazza, chiodo scaccia chiodo e via i tormenti.
Ma Areum sembra avere una stoffa differente, le lusinghe velate dell'uomo non la toccano e anzi vorrebbe svolgere il suo lavoro con la massima professionalità.
Altra scena madre: la moglie piomba nell'ufficio e se la prende con la povera Areum pensando che l'amante del marito sia lei, nonostante le assicurazioni della ragazza e del marito un po' meschino la donna non appare troppo convinta.
A completare il quadro ingarbugliato che trasforma tutta la situazione in un quadrilatero irregolare la vecchia fiamma ricompare dopo un mese reclamando non solo il suo posto di lavoro, ma pensando di sfruttare la situazione per fare fessa la moglie di Bongwan e tornare al suo ruolo di amante.

martedì 23 gennaio 2018

Madre ! [aka Mother !] ( Darren Aronofsky , 2017 )




Mother! (2017) on IMDb
Giudizio: 8.5/10

Nella vecchia e grande casa nel bosco vive una coppia dall'apparenza felice e serena: Lui è un famoso scrittore in attesa di ispirazione, Lei , molto più giovane, vede l'uomo con una adorazione profonda e si danna l'anima per rimettere in piedi la casa dopo che uno spaventoso incendio ha tolto ogni cosa al marito, prima che si conoscessero.
Ma attenzione: sin dall'inizio il regista ci insinua il dubbio che qualcosa di strano alberga in quella casa; Lei (non ha nome) sente la vita pulsare nei muri, Lui (senza nome anche) che appare e sparisce e siede silenzioso davanti al foglio di carta in attesa di qualcosa; insomma una sottile inquietudine strisciante permea la casa.
La quiete viene disturbata dall'arrivo di un uomo in cerca di un alloggio credendo la casa un bed&breakfast, Lui lo accoglie con trasporto, Lei vorrebbe mandarlo via, non sopporta l'intrusione di altri nella "sua"casa; in rapida successione: scopriamo che l'ospite è un fan del scrittore giunto per conoscerlo prima di morire essendo gravemente malato, giunge anche la moglie dell'uomo, una donna fin troppo spigliata ed autoritaria, come non bastasse anche i figli della coppia giungono nella casa affrontandosi in un litigio furibondo.


Lei ormai è in preda all'agitazione più grande generata da tanti estranei in casa e dalla drammatica piega che prende la vicenda, Lui continua ad essere fin troppo ospitale, desideroso di non deludere gli ospiti.
E' l'inizio della fine: da qui in poi Madre! diventa una rapida discesa in un incubo sempre più parossistico, ingannevolmente interrotto solo dalla sorprendente gravidanza di Lei che risulterà invece l'apoteosi dell'apocalisse; i fans scatenati sono alle porte della casa accingendosi ad una altra invasione ben più grave e distruttiva della precedente: il loro idolo infatti ha finalmente scritto il suo capolavoro, ispirato dalla futura paternità.
In un ciclico percorso di distruzione , di aberrazioni e di idolatria pagana Madre! torna all'inizio, sui suoi passi, pronto a sconvolgere.
Quando fu presentato alla ultima Mostra del Cinema di Venezia, l'ultimo lavoro di Aronofsky venne accolto da giudizi estremi: fischi e ululati per alcuni ( la maggioranza) deliqui di piacere cinematografico per altri, imponendosi da subito come film del quale non si poteva fare a meno di parlare, ed in effetti Madre! è lavoro che non passa inosservato, scatena reazioni agli antipodi, come tutti i lavori che portano con sè una carica di originalità ed una messe di tematiche e di possibili interpretazioni.

lunedì 22 gennaio 2018

L'altro volto della speranza [aka The Other Side of Hope] ( Aki Kaurismaki , 2017 )




The Other Side of Hope (2017) on IMDb
Giudizio: 7.5/10

Khaled, l'uomo che spunta da un cumulo di carbone appena trasportato da una nave in porto e Wikstrom, il marito che lascia una moglie abbrutita dall'alcool sono i due poli intorni ai quali prende il via la storia raccontata da Aki Kaurismaki in L'altra faccia della speranza, ultimo lavoro del cineasta finlandese.
Khaled è un profugo siriano in fuga da Aleppo dopo che l'intera famiglia è stata annientata dalla guerra, nel suo peregrinare in Europa alla ricerca di una paese che lo accolga ha smarrito la sorella minore , unica sopravvissuta della famiglia e in fuga con lui. 
Appena giunto in Finlandia avvia le pratiche per la richiesta di asilo e nel frattempo vive in un centro di accoglienza insieme ad altri rifugiati.
Wikstrom , lasciata la moglie, dà un taglio netto alla sua vita: svende tutta la merce di abbigliamento che vendeva ai negozianti, incassa i soldi e rischia il tutto per tutto al gioco d'azzardo vincendo una bella cifra: la sua aspirazione è aprire un ristorante e grazie ai soldi che ha in mano riesce a rilevare un locale in decadenza con tanto di personale.


I due poli in un certo momento si incontrano: Khaled, respinta la sua richiesta di asilo, pur di non tornare in patria, si dà alla macchia e dorma per strada, Wikstrom lo incontra tra i rifiuti proprio fuori il suo nuovo ristorante e gli offre un impiego; come non bastasse , spinto da uno spirito di solidarietà si ingegna anche per fargli trovare una identità falsa che lo metta al riparo dalla clandestinità.
L'altra faccia della speranza è lavoro pienamente in linea con la poetica silenziosa e melanconica di Kaurismaki: non solo Khaled in fuga da un passato atroce e da un presente incerto, ma anche Wikstrom che decide di dar corpo alle sue aspirazioni per uscire da una vita infelice e grigia.
E' sempre questo spirito di rivalsa, questo anelito di un futuro migliore, narrato con toni minimalisti il tema centrale del cinema del regista finlandese; la sua è una regia semplice essenziale che solo nell'aspetto musicale si concede qualche licenza, costellando la narrazione a frequenti brani musicali, quasi tutti proposti da artisti rock finlandesi.

domenica 21 gennaio 2018

Scappa-Get Out ( Jordan Peele , 2017 )




Get Out (2017) on IMDb
Giudizio: 7.5/10

Ogni annata cinematografica porta con sè il film "fenomeno", seguendo una tradizione che dura ormai da molti anni: il 2017 è stato di certo l'anno di Scappa-Get Out , opera prima del regista Jordan Peele, meglio conosciuto fino ad ora come attore comico brillante in film e programmi televisivi.
Dal 23 gennaio del 2017 , giorno in cui vide la luce al Sundance Film Festival, rassegna di cinema indipendente che sforna ogni anno lavori che soprattutto una critica molto benevola con troppa facilità definisce capolavori, non c'è stata società di critici cinematografici di ogni angolo degli USA che non abbia conferito riconoscimenti al lavoro di Peele, cui è seguito anche un buon successo in diversi altri paesi.
Il motivo non è difficile scoprirlo, al di là dell'aspetto puramente artistico del film: Get Out infatti va ad analizzare quello che nonostante gli otto anni di Obama alla Casa Bianca rimane un grande problema nel paese, cioè il razzismo e l'intolleranza.
Il protagonista del film è Chris un giovane afroamericano, fotografo di professione che va a passare il week end a casa dei genitori della fidanzata Rose, una ragazza bianca figlia della borghesia americana.


Indovina chi viene a cena rivisitato mezzo secolo dopo? In parte sì, perlomeno come atmosfera iniziale, perchè in effetti al posto del liberal Spencer Tracy in crisi con la sua coscienza di fronte al futuro genero nero, qui abbiamo una famiglia dall'apparenza ultraliberal: padre neurochirurgo che per mettere subito le carte in tavola dichiara il suo amore per Obama che avrebbe votato anche per la terza volta se solo fosse stato possibile, madre psicanalista e , oltre a Rose, un figlio studente di medicina; insomma quello diffidente è proprio il nero Chris che sin dal suo arrivo nota con un certo fastidio la presenza di un giardiniere nero e di una cameriera nera  a servizio presso la bellissima villa nel bosco dei genitori di Rose.
In effetti col passare del tempo qualcosa di strano inizia ad affiorare facendo aumentare il senso di inquietudine nel giovane che si ritrova , all'insaputa sua e della ragazza, nel bel mezzo di una festa famigliare popolata da personaggi alquanto bizzarri.
Quando alcuni strani avvenimenti iniziano ad accadere, Chris si convince sempre più di essere finito in una situazione enigmatica e pericolosa.

sabato 20 gennaio 2018

A Ghost Story ( David Lowery , 2017 )




A Ghost Story (2017) on IMDb
Giudizio: 9/10

Non sembri una introduzione didascalica e assertoria, ma guardare A Ghost Story pensando di trovarsi di fronte ad un horror rischia di metterci totalmente fuori strada con la ovvia conseguente delusione che un appassionato del genere riscontrerà.
Il lavoro di David Lowery regista trentasettenne di Milwaukee con una lunga scia di cortometraggi  ed un paio di film alle spalle, osannatissimo da critica e pubblico a fronte del budget da filmato di famiglia, si muove semmai tra le atmosfere da ghost story thailandese in stile Weerasethakul Apichatpong e l’esistenzialismo di matrice cosmica di Terrence Malick.
Il fantasma c’è, anzi più di uno, e viene presentato dal regista nella sua iconografia più classica e infantile da fumetto: lungo lenzuolo bianco e buchi per gli occhi che gli conferiscono un aspetto melanconico , ma la sua presenza coagula in sé tutta una serie di tematiche che il film non sviscera in maniera didattica , bensì insinuante costringendo lo spettatore ad osservare ogni piccolo gesto e inquadratura per carpirne il significato.


I protagonisti sono C ed M una coppia che vive in maniera serena, seppur tra qualche dubbio sul futuro, in una casa rurale ai margini della città; lui, C , è un musicista e lei non sappiamo che lavoro svolga; tra incertezze varie stanno meditando di abbandonare la casa alla quale soprattutto lui si sente molto legato.
In un incidente d’auto proprio fuori casa, filmato in maniera lenta e magistrale dal regista, C muore e subito dopo la visita di M all’obitorio, in un lungo, uno dei tanti, piano sequenza lo vediamo alzarsi coperto da un lungo lenzuolo ed avviarsi all’uscita, rifiutando quasi sdegnato una porta di luce che gli si apre davanti sul muro della morgue.
Inizia la vita da fantasma di C, che come tutti gli spiriti vive della sua immaterialità, che non gli impedisce però di essere attratto verso la casa in un legame ancestrale che ne delimita lo spazio.
Qui assisterà al dolore silenzioso e a momenti isterico di M ( la scena di lei che mangia furiosamente una torta salata seduta in terra è tra le più belle di tutto il film), alla sua incapacità di accettare la perdita, poi al tentativo della donna di rifarsi una vita con un altro uomo ed infine alla sua decisione di lasciare la casa non senza aver nascosto in una fessura del muro un foglietto contenente un misterioso messaggio.
Lo spettro però che si muove fuori dal tempo e dalla materia vive le sue emozioni, ingabbiato in uno spirito che gli nega anche la minima tangibilità, mostra anche una certa ira verso i nuovi abitanti della casa che si susseguono in uno scorrere del tempo che è totalmente fuori dai canoni con cui lo viviamo noi esseri terreni.

giovedì 18 gennaio 2018

The Tokyo Night Sky is Always the Densest Shade of Blue ( Ishii Yuya , 2017 )




Tokyo Night Sky Is Always the Densest Shade of Blue (2017) on IMDb
Giudizio: 7.5/10

Tokyo, la città tentacolare, frenetica e viva all'apparenza che di giorno brulica di lavoro e di notte si popola di anime in pena in cerca di divertimento, di compagnia, o di chissà cosa altro, la città però che ha generato dei microcosmi individuali ingobbiti sugli smartphone che neppure si sfiorano, che non entrano mai in contatto e che hanno costruito una città impersonale, fredda, senza calore umano; una città di perdenti, di individui che vagano nel grande mare metropolitano tristemente sicuri nella loro anonimità.
E' questo lo scenario, ma non solo, del nuovo lavoro di Ishii Yuya, uno sfondo che spesso diventa primo piano e diventa anima di The Tokyo Night Sky Is Always the Densest Shade of Blue.
I protagonisti della storia racconatata dal regista giapponese sono Mika una giovane infermiera che arrotonda lavorando in un girlie bar e Shinji un lavoratore precario del settore edilizio cieco ad un occhio ( particolare che va oltre il puro tratto distintivo del personaggio).


Lei è una ragazza ombrosa, sempre sulla difensiva, seppur gentile, vive la personale ossessione per la morte con un pessimismo che travalica spesso nel nichilismo puro e che deriva un po' dal suo lavoro ma soprattutto dalle esperienze personali e famigliari nelle quali il senso di morte e di abbandono sono onnipresenti.
Shinji ha pochi amici, tutti dell'ambiente di lavoro; un immigrato filippino, un coetaneo un po' sbrasone, un altro collega più anziano afflitto da perenni malanni alla schiena e che anch'esso fa riferimento alla morte nei suoi discorsi.
La morte, dunque, ma non solo quella del corpo, anche quella dello spirito che si tramuta nella persistenza di cattive sensazioni, nella dipartita per un motivo o per un altro degli amici di Shinji: il risultato è una triste solitudine che avvinghia i due protagonisti che per la prima volta si incontrano in un bar e che poi, morto l'amico sbrasone di Shinji che con Mika era uscito un paio di volte, diventa una lunga quasi impercettibile, ma costante marcia di avvicinamento tra due microcosmi che sembrano lontani anni luce.
Mika è talmente votata al nichilismo e alla autodistruzione sentimentale che pensa che chi si innamora sia una persona noiosa e che l'amore sia la morte dell'individuo, perchè l'innamoramento porterà sempre e comunque alla sofferenza e all'abbandono; Shinji invece è animato da un moderato ottimismo e vive il suo handicap visivo come un modo per scrutare il mondo da un'altra prospettiva, la metà, quindi, quasi ad accantonare quella negativa.

mercoledì 17 gennaio 2018

On The Beach at Night Alone ( Hong Sang-soo , 2017 )




On the Beach at Night Alone (2017) on IMDb
Giudizio: 7.5/10

Primo in ordine cronologico dei tre film firmati da Hong Sang-soo nel 2017 , On The Beach at Night Alone è stato presentato al Festival di Berlino da dove ha riportato a casa l'Orso d'Argento per la migliore interpretazione femminile con Kim Min-hee, attrice adorabile e attuale compagna del regista coreano: un'altra delle ormai numerose pagine che Hong ha scritto nel suo personalissimo compendio che studia i rapporti amorosi e quelli umani in genere nel quale stavolta si intravvede un più netto tratto autobiografico.
Young-hee è una giovane attrice in prolungata pausa di riflessione; dopo la delusione amorosa derivata dal rapporto con un regista sposato più anziano di lei, decide di trasferirsi per un po' in Germania, ad Amburgo , presso una amica; qui nella calma del parco all'interno della città si ritrova a riflettere sul suo rapporto amoroso e sulla ferita che ancora non è guarita.


Parte quindi una seconda parte , molto più lunga, del film: Young-hee è tornata in Corea e rivede gli amici di un tempo nella sua città natale, lontano dal caos di Seoul: l'amica del cuore, un probabile ex spasimante un po' subdolo, un altro che gestisce un piccolo locale in compagnia della moglie.
Gli immancabili banchetti si riducono ad una infinita serie di discussioni sull'amore e sui rapporti interpersonali, che ben presto, grazie al solito mix di birra e soju, assumono l'aspetto di risse verbali.
Young-hee, caduti i freni inibitori grazie all'alcool si spinge ad enunciare la sua teoria: per avere l'amore bisogna meritarselo, si devono possedere dei requisiti irrinunciabili.
Solitaria, sulla spiaggia, come suggerisce il titolo, Young-hee riflette, ricorda e cade in un sonno profondo all'interno del quale vorrebbe trovare le risposte alle sue angosce d'amore.
Dicevamo del tratto più profondamente autobiografico che contiene la pellicola: chiaro che raccontandoci della giovane e bella attrice e del maturo regista il modello non può che essere se stesso e la sua attuale situazione sentimentale.

martedì 16 gennaio 2018

Raw ( Julia Ducournau , 2016 )




Raw (2016) on IMDb
Giudizio: 8/10

Justine è una adolescente studiosa e timida che , seguendo le tradizioni di famiglia-tutti vegetariani fanatici e tutti veterinari- approda alla Scuola di Veterinaria: una enclave decadente e kitsch dove le matricole da subito subiscono le vessazioni dei veterani, tra feste rave e incursioni notturne nelle stanze; il giorno del rito di iniziazione che precede la foto ufficiale annuale di inizio corso, le matricole dapprima vengono investite da una pioggia di sangue e quindi costrette a ingurgitare frattaglie animali crude , pena il ludibrio eterno; Justine obtorto collo deve soggiacere al rito spinta anche dalla sorella maggiore che nel campus è già una delle veterane.


Dapprima un diffuso eritema desquamante, poi il malore diffuso sembrano evidenziare un rifiuto del corpo della ragazza per la carne, ma ben presto Justine inizia a sentire una irrefrenabile voglia di carne e sangue: hamburger rubati a mensa, frigorifero saccheggiato , capelli ingurgitati e poi vomitati fino al culmine del parossismo carnale che sfocia nella antropofagia in una delle scene più riuscite del film.
Ma parallelamente a ciò qualcosa sembra esplodere nella giovane e timida ragazza che la trasforma in una affamata di sesso e di tutto ciò che fino ad allora non aveva conosciuto.
C’è poi il confronto con la sorella Alexia che di fronte ai suoi comportamenti dapprima sembra provare pena , poi mostra il suo vero volto , lo specchio della sorella: la seconda parte di Raw gioca molto sul feroce dualismo tra le sorelle incentrato su scatti di rabbia animale e su momenti di sorellanza profondi: il legame famigliare insomma emerge con tanto di colpo di scena finale risolutore di tante domande.
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